Vino e salute tornano al centro del dibattito scientifico. Quando si valutano gli effetti delle bevande alcoliche sull’organismo, infatti, potrebbe non essere sufficiente calcolare esclusivamente la quantità di etanolo ingerita. Vino, birra e distillati contengono alcol, ma composizione, modalità di assunzione e abitudini associate al loro consumo possono essere molto differenti.
A suggerire un quadro più complesso è un’ampia analisi presentata nel 2026 all’American College of Cardiology, condotta sui dati di oltre 340mila adulti della UK Biobank e con un periodo medio di osservazione superiore a 13 anni.
VINO E SALUTE, COSA DICE IL MAXI-STUDIO
L’analisi ha evidenziato differenze soprattutto tra le persone che assumevano quantità contenute o moderate di alcol. In particolare, tra i consumatori moderati di vino è stata osservata una mortalità cardiovascolare inferiore del 21% rispetto agli astemi o a chi beveva soltanto occasionalmente.
Diverso il risultato emerso per birra, sidro e superalcolici: anche livelli bassi di consumo sono stati associati nello studio a un incremento del 9% della mortalità cardiovascolare.
Si tratta di associazioni statistiche e non della dimostrazione che il vino protegga direttamente il cuore. Alimentazione, attività fisica, condizioni socioeconomiche e altri comportamenti possono infatti influenzare i risultati.
VINO E SALUTE: IL RUOLO DEI POLIFENOLI
Una delle ipotesi riguarda la composizione del vino. Oltre all’etanolo, soprattutto quello rosso contiene sostanze provenienti dall’uva come polifenoli, flavonoidi, antociani, tannini e resveratrolo. Sono composti studiati per i possibili effetti sui processi ossidativi e sulla funzionalità vascolare.
Anche le modalità di consumo potrebbero avere un peso. Il vino viene spesso bevuto durante i pasti e in quantità distribuite nel tempo, mentre cocktail e distillati possono essere consumati secondo schemi differenti. Questo, tuttavia, non consente di stabilire un rapporto diretto di causa-effetto.
Un ulteriore elemento arriva dal progetto PREDIMED. In uno studio su 1.232 persone ad alto rischio cardiovascolare, i ricercatori hanno utilizzato l’acido tartarico presente nelle urine come indicatore biologico dell’assunzione di uva e vino. I livelli compatibili con un consumo leggero-moderato sono risultati associati a una minore frequenza di eventi cardiovascolari.
VINO E SALUTE, ATTENZIONE ALLE QUANTITÀ
I possibili segnali favorevoli osservati a basse quantità non devono trasformarsi in un invito a bere. Quando il consumo aumenta, il quadro cambia nettamente: nello studio della UK Biobank l’assunzione elevata di alcol è stata associata a un incremento del 24% della mortalità complessiva, del 36% di quella oncologica e del 14% di quella cardiovascolare.
Resta inoltre centrale il rischio tumorale. L’Organizzazione mondiale della sanità ricorda che l’etanolo e l’acetaldeide prodotta durante il suo metabolismo sono sostanze cancerogene.
La conclusione, quindi, richiede prudenza: le nuove ricerche suggeriscono che il tipo di bevanda e le modalità di consumo possano contribuire a spiegare alcune differenze cardiovascolari, ma non rendono il vino privo dei rischi legati all’alcol.
