Le statine over 70 riducono del 30% il rischio di infarto e ictus anche negli anziani senza precedenti problemi cardiaci, ma non migliorano significativamente la sopravvivenza libera da disabilità. È la conclusione dello studio STAREE, presentato al Congresso ESC 2026 di Monaco e pubblicato sul New England Journal of Medicine.
Cosa dice lo studio STAREE sulle statine over 70
Lo studio STAREE è il primo ampio trial randomizzato controllato a esaminare l’uso delle statine in prevenzione primaria negli anziani. Ha coinvolto 9.971 partecipanti di età pari o superiore a 70 anni (età media 74,7), senza anamnesi di malattia cardiovascolare clinica, diabete o demenza, reclutati presso studi di medicina generale in Australia.
I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi: uno ha ricevuto atorvastatina 40 mg per via orale una volta al giorno, l’altro un placebo. Dopo un follow-up mediano di 5,9 anni, i ricercatori hanno osservato una riduzione del 30% del rischio di eventi cardiovascolari maggiori nel gruppo trattato con atorvastatina rispetto al placebo: 6,0% contro 8,3%.
Tuttavia, il rischio di morte, demenza o disabilità fisica persistente non ha mostrato differenze sostanziali tra i due gruppi: 12,8% contro 13,6%, con un hazard ratio di 0,94. Gli eventi avversi muscolari, epatici e correlati al diabete sono risultati più frequenti nel gruppo atorvastatina, mentre gli eventi avversi gravi complessivi sono stati poco comuni e identici nei due gruppi (2,7%).
Perché le statine over 70 sono importanti per la prevenzione
“Lo studio STAREE è il primo ampio trial randomizzato controllato a esaminare se le statine possano essere utilizzate nella prevenzione primaria nei pazienti anziani, per aiutarli a vivere più a lungo in buona salute”, ha spiegato Sophia Zoungas della School of Public Health and Preventive Medicine della Monash University di Melbourne, prima ricercatrice dello studio.
“Con l’invecchiamento della popolazione mondiale a ritmi senza precedenti, rispondere a domande fondamentali su una longevità in salute è diventato un imperativo universale”, ha aggiunto Zoungas. “Il rischio di infarto e ictus è una preoccupazione per le persone anziane; sapere che esiste una misura efficace per ridurlo rappresenterà un grande motivo di rassicurazione per loro e per le loro famiglie”.
Le statine vengono comunemente prescritte per trattare l’ipercolesterolemia nelle persone fino ai 75 anni di età, grazie ai loro comprovati benefici nella riduzione del rischio di infarto e ictus. Tuttavia, finora, il rapporto rischio-beneficio delle statine per la prevenzione di eventi cardiovascolari negli anziani senza malattie cardiovascolari, diabete o demenza noti risultava incerto, a causa della loro sottorappresentazione nei principali studi clinici su questi farmaci.
Statine e diabete: meno demenza con terapia precoce
Altre evidenze a favore delle statine arrivano da un altro studio presentato all’ESC: l’inizio precoce della terapia con statine dopo la diagnosi di diabete di tipo 2 è risultato associato a un minor rischio di demenza, secondo lo studio pubblicato su The Lancet Regional Health – Europe.
Chi ha iniziato le statine entro un anno dalla diagnosi di diabete di tipo 2 ha avuto un rischio di demenza inferiore del 15% nei 10 anni successivi rispetto a chi non aveva mai iniziato le statine. Chi le aveva iniziate più tardi, tra uno e cinque anni dopo la diagnosi, ha registrato comunque una riduzione del rischio del 10%.
“L’individuazione e il trattamento di livelli elevati di colesterolo LDL a partire dall’età adulta intermedia rappresentano uno di questi fattori di rischio chiave”, ha spiegato Tummas Ternhamar dell’Ospedale Universitario di Copenaghen (Danimarca). Tale aspetto potrebbe rivestire particolare importanza nei pazienti affetti da diabete di tipo 2, dato che livelli elevati di LDL-C sono frequenti in questi individui e il diabete è un noto fattore di rischio per il declino cognitivo e la demenza.
