Semestre filtro Medicina, una riforma che non risolve il problema
Il semestre filtro Medicina nasce con l’obiettivo dichiarato di superare il numero chiuso e aumentare il numero di medici disponibili per il Servizio sanitario nazionale. I dati più recenti però raccontano una realtà diversa. L’analisi della Fondazione Gimbe rilanciata anche da la Repubblica evidenzia come la riforma non affronti il nodo centrale della sanità italiana. Il problema non è quanti medici vengono formati ma quanti scelgono di restare nel sistema pubblico.
Semestre filtro Medicina e numeri reali dei medici in Italia
Secondo i dati Ocse aggiornati al 2023 l’Italia conta oltre 315 mila medici attivi pari a 5,4 professionisti ogni mille abitanti. Un valore nettamente superiore alla media europea. Anche il numero dei laureati in Medicina risulta adeguato e in crescita costante negli ultimi dieci anni. Questi numeri dimostrano che il semestre filtro Medicina non nasce per colmare una carenza strutturale ma risponde a una narrazione politica semplificata.
Fuga dal Servizio sanitario nazionale
Il vero squilibrio riguarda la distribuzione e la permanenza dei medici nel Servizio sanitario nazionale. Quasi un medico su tre non lavora nel pubblico e non è inserito in percorsi di formazione post laurea. Pensionamenti anticipati dimissioni volontarie e condizioni di lavoro poco attrattive spingono molti professionisti verso il settore privato o all’estero. Il semestre filtro Medicina non interviene su questi fattori strutturali.
Medicina generale e specialità in sofferenza
Le carenze più gravi si registrano nella medicina generale e in alcune specialità strategiche come emergenza urgenza chirurgia generale radioterapia e medicina di comunità. I posti di specializzazione restano spesso scoperti nonostante l’aumento degli iscritti a Medicina. Anche in questo caso il semestre filtro Medicina non modifica l’attrattività delle professioni né migliora le condizioni di lavoro.
Aumento dei posti e rischio pletora medica
Negli ultimi tre anni i posti nei corsi di laurea in Medicina sono cresciuti di oltre il 50 per cento. Secondo le stime Agenas questo aumento è già sufficiente a compensare i pensionamenti previsti nei prossimi dieci anni. Il rischio concreto è quello di formare un numero di medici superiore alla capacità di assorbimento del sistema pubblico con effetti già visti in passato come precarizzazione e svalutazione professionale.
Una riforma da ripensare
Il semestre filtro Medicina si sta rivelando una soluzione parziale e inefficace. La discussione su una possibile sanatoria nazionale conferma le criticità di un impianto che ha concentrato in pochi mesi una selezione complessa senza migliorare la qualità della formazione. Come sottolineato anche su la Repubblica serve ora una revisione profonda che affronti il vero problema. Rendere il Servizio sanitario nazionale nuovamente attrattivo.
