SEMESTRE FILTRO A MEDICINA, 80% DELLE LEZIONI IN DAD

Il nuovo semestre filtro per accedere a Medicina parte tra critiche e preoccupazioni. Secondo Repubblica, l’80% degli Atenei ha optato per la Dad. Crescono stress, spese e dubbi sulla qualità formativa.

Il nuovo semestre filtro per accedere a Medicina ha preso il via tra numerose polemiche. Secondo quanto riportato da Repubblica e da una recente indagine di Testbusters, l’80% delle università italiane ha deciso di erogare le lezioni in didattica a distanza, generando dubbi crescenti sull’efficacia formativa del percorso.

Semestre Filtro e Dad, disuguaglianze e qualità a rischio

Il ricorso massiccio alla Dad, in molti casi affiancata da lezioni miste in presenza e online, rischia di creare un sistema a due velocità. Chi può permettersi la frequenza in aula riceverà un’esperienza più completa, mentre molti altri resteranno confinati a uno schermo, con formazione ridotta e meno interazioni.

Nell’anno del semestre filtro spese fuori controllo per famiglie

Nonostante l’assenza di spese per gli affitti fuori sede, le famiglie si trovano comunque a sostenere costi ingenti per l’iscrizione, il materiale didattico e l’assenza di servizi. Gli studenti del semestre filtro non risultano formalmente immatricolati, e per questo non hanno accesso a borse di studio, mense, alloggi universitari e altri strumenti di sostegno economico.

Otto studenti su dieci si dichiarano contrari al nuovo sistema. Il 81% teme che i sei mesi di valutazione portino a uno stato di stress prolungato, senza certezze su ciò che verrà dopo. Chi fallisce rischia di perdere un anno intero, senza un piano alternativo.

La riforma costa più quanto risolve

Secondo i dati OCSE, il nuovo modello potrebbe pesare fino a 500 milioni di euro l’anno per le famiglie, contro i 10 milioni dell’ex test d’ingresso. Il numero di iscritti al semestre è stimato tra i 70 e gli 80 mila, ma senza un adeguato incremento di personale docente e strutture universitarie.

I medici ancora in fuga dal SSN

Il problema alla base non è l’accesso, ma la difficoltà nel trattenere i medici nel Servizio Sanitario Nazionale. L’Italia ha più medici della media europea, ma ogni anno circa 4.000 scelgono il privato o l’estero. La riforma non affronta questa emergenza strutturale.

Fonte: Repubblica

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