I medici di famiglia si preparano a una nuova fase della sanità territoriale. L’accordo raggiunto tra la SISAC e parte delle organizzazioni sindacali definisce infatti come i professionisti opereranno nelle Case di Comunità, strutture previste dal PNRR per rafforzare l’assistenza sul territorio. L’intesa introduce nuove regole, aumenta il compenso orario e fissa criteri uniformi a livello nazionale. Restano però aperti alcuni nodi che continuano a dividere il settore. A fare il punto sulla riforma è anche un approfondimento pubblicato dal Sole 24 Ore.
Medici di famiglia, il percorso dell’accordo
L’intesa arriva al termine di un confronto durato diverse settimane. Il Comitato di settore Regioni-Sanità ha prima approvato l’atto di indirizzo. Successivamente la SISAC e le organizzazioni sindacali hanno definito il testo che integra il contratto collettivo nazionale firmato a gennaio.
L’accordo serve a rendere operative le Case di Comunità, uno dei principali investimenti previsti dal PNRR per la medicina territoriale. Come ricorda il Sole 24 Ore, il percorso si è concluso in tempi rapidi grazie anche all’intesa politica raggiunta tra il Ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni.
Medici di famiglia, aumentano i compensi
La novità più importante riguarda la retribuzione.
Il compenso per l’attività svolta nelle Case di Comunità sale a 38,72 euro l’ora. In precedenza era pari a 13,62 euro. L’importo viene stabilito a livello nazionale e non potrà essere modificato attraverso trattative locali. Le Regioni potranno riconoscere somme aggiuntive solo per incarichi specifici.
Cambiano anche gli orari. I medici interessati potranno svolgere fino a sei ore settimanali nelle strutture territoriali, dal lunedì al venerdì, nella fascia compresa tra le 8 e le 20. I professionisti potranno comunque organizzare diversamente la distribuzione delle ore, trovando un accordo tra loro.
Restano dubbi sulla riforma
L’accordo non ha trovato il consenso di tutte le sigle sindacali. Alcune organizzazioni hanno deciso di firmare, altre hanno scelto di restare fuori dall’intesa. Il confronto, quindi, non può considerarsi chiuso.
Tra i temi più discussi c’è la tutela della libera scelta del medico da parte dei cittadini. Alcuni osservatori ritengono che la presenza obbligatoria nelle Case di Comunità possa modificare il rapporto tradizionale tra assistito e medico di fiducia.
Il nuovo modello punta a rendere più forte la sanità territoriale e a ridurre gli accessi impropri agli ospedali. Molto dipenderà però dall’organizzazione delle singole Regioni e dall’effettiva capacità delle Case di Comunità di offrire servizi efficienti e facilmente accessibili. Anche per questo motivo il rinnovo del prossimo Accordo collettivo nazionale sarà decisivo per definire il futuro della medicina generale in Italia.
