MEDICI DI FAMIGLIA, L’EMILIA-ROMAGNA RESTA SCOPERTA

In Emilia-Romagna resta molto elevato il numero di incarichi disponibili nella medicina generale che non trovano copertura. Una situazione che riapre il tema dell'attrattività professionale, degli organici e della tenuta dell'assistenza territoriale.

La carenza di medici di famiglia in Emilia-Romagna continua a rappresentare uno dei punti più delicati dell’assistenza territoriale. I dati relativi agli incarichi disponibili nel 2026 restituiscono infatti un quadro che merita attenzione: a fronte di 1.442 zone individuate come carenti, soltanto 187 avrebbero trovato copertura. In termini percentuali significa poco meno del 13%, mentre oltre 1.250 incarichi risulterebbero ancora senza assegnazione.

Numeri che vanno letti con cautela, ma che segnalano una difficoltà strutturale nel garantire una presenza capillare della medicina generale sul territorio regionale.

Medici di famiglia Emilia-Romagna, perché le zone scoperte pesano sui cittadini

La questione non riguarda esclusivamente il numero dei professionisti disponibili. Quando un territorio resta senza un medico titolare, possono aumentare le distanze da percorrere per ricevere assistenza e il carico di lavoro dei professionisti già operativi.

Una situazione prolungata rischia inoltre di indebolire quel primo livello di risposta sanitaria che dovrebbe intercettare i bisogni prima dell’accesso all’ospedale. Ambulatori sotto pressione e difficoltà nel trovare rapidamente un riferimento sul territorio possono contribuire a spostare una parte della domanda verso continuità assistenziale e pronto soccorso.

Non sarebbe invece corretto sostenere che oltre un milione di emiliano-romagnoli siano automaticamente privi del medico. Moltiplicando teoricamente le 1.255 zone non assegnate per un massimale di 1.500 assistiti si ottiene una capacità potenziale vicina a 1,9 milioni di persone, ma il calcolo serve soprattutto a rappresentare la dimensione organizzativa del problema.

Medici di famiglia Emilia-Romagna, il nodo dell’attrattività

Il dato apre soprattutto una domanda: perché così tanti incarichi rimangono disponibili?

La risposta non può essere ricondotta a un solo elemento. Pesano il ricambio generazionale, il numero di professionisti disponibili, gli aspetti economici e organizzativi, la burocrazia e la crescente complessità dell’attività quotidiana. Anche le riforme dell’assistenza territoriale rischiano di produrre risultati limitati se alle nuove strutture non corrisponde un numero adeguato di professionisti.

Per questo sarà importante verificare concretamente l’efficacia delle misure regionali adottate per rendere la medicina generale maggiormente attrattiva.

L’allarme già sollevato dalla Fials

Sul tema delle difficoltà della sanità territoriale era intervenuta anche Fials, che in Emilia-Romagna ha più volte richiamato l’attenzione sulla necessità di rafforzare gli organici e rendere sostenibili le condizioni di lavoro nel sistema sanitario.

Il problema dei medici di famiglia si inserisce quindi in una questione più ampia: senza personale sufficiente, strutture, investimenti e nuovi modelli organizzativi rischiano di non tradursi automaticamente in servizi più accessibili. La sfida per l’Emilia-Romagna sarà trasformare la riorganizzazione territoriale in una presenza sanitaria realmente vicina ai cittadini.

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