FIALS CONTRO USL BOLOGNA, LA DENUNCIA DEL SINDACATO SULLE CONDIZIONI LAVORATIVE DELLE OSTETRICHE

La Fials scende in campo a difesa delle ostetriche dell'Usl Bologna: ecco la situazione
ostetriche

Le ostetriche dell’Usl di Bologna sono attanagliate da innumerevoli criticità. Quotidianamente, infatti, rischiano di incorrere in responsabilità penali e professionali a causa degli elevati carichi di lavoro e delle condizioni lavorative in cui si trovano ad operare all’interno dei nosocomi emiliani.

Ostetriche Usl Bologna: la situazione

Dai turni si evince, chiaramente, il ricorso continuo al lavoro straordinario per sopperire alle carenze di organico. Peraltro con turni programmati che violano l’art. 34 del CCNL 7.4.99. A questo si aggiunge che le due unità operative afferenti alla maternità del Maggiore hanno, per caratteristiche assistenziali, diverse indennità specifiche. Di fatto il personale ostetrico che ruota tra le due unità a periodi stabiliti dovrebbe vedere applicata la modifica del codice reparto. Quest’ultima, ad oggi, non viene effettuata con un conseguente danno economico: come ad esempio il pagamento avvenuto a gennaio del Fondo Collabora, non equamente ripartito.

Ad oggi solo una minima parte delle ostetriche in congedo di maternità è stata sostituita. Inoltre, era stato previsto l’aumento dell’organico in sala parto di una unità per turno, per la quale erano state disposte delle assunzioni. Il personale assunto, attualmente, invece sta coprendo le maternità non sostituite.

Fials Emilia-Romagna in difesa delle lavoratrici dell’Usl Bologna

Situazione critica, peraltro, anche per le ostetriche dei consultori aziendali. Il Segretario Regionale Fials Emilia-Romagna ha scritto una missiva ai vertici aziendali, dalla quale emerge che: “Viene comunicato alle ostetriche dei consultori di effettuare le cosiddette dematerializzate M50 in sostituzione del medico, con conseguenti violazioni del codice professionale e deontologico, al netto delle criticità relative al mancato aggiornamento del PDTA. Le disposizioni di servizio sopracitate esulano dalla competenza delle ostetriche, per banali motivi relativi a responsabilità penali e professionali legate alle declaratorie dei profili professionali, che chiaramente identificano limiti, responsabilità e competenze delle professioni sanitarie.

Prosegue Sepe: “A quanto sopra descritto si aggiungono diverse procedure non aggiornate e che violano la legge sulla privacy, ad esempio il consenso informato per l’HIV. Quest’ultima sarebbe potenzialmente sanzionabile dal garante per la privacy, non considerando tutti i risvolti e le implicazioni a carico delle lavoratrici coinvolte”. La scrivente Organizzazione Sindacale, pertanto, chiede all’Azienda di intervenire con effetto immediato per ripristinare condizioni di sicurezza per tutte le lavoratrici.

Redazione Sanità Oggi

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