Negli ospedali dell’AUSL di Bologna, poco prima di Natale, le tradizionali divise sanitarie con giacca sono state sostituite da nuove magliette tipo T-shirt, da infilare e sfilare dalla testa. Una scelta che ha immediatamente sollevato proteste e preoccupazioni tra infermieri, OSS e operatori impegnati quotidianamente nei reparti ad alta intensità assistenziale. A denunciare la situazione è la FIALS Emilia-Romagna, che parla di una decisione “assurda, illogica e in contrasto con ogni principio di prevenzione del rischio biologico”. Il punto centrale è semplice: mentre una giacca può essere tolta evitando il contatto con le superfici contaminate, una T-shirt costringe l’operatore a farla passare sul volto, sui capelli e sul collo proprio nel momento più critico, quello della svestizione.
Divise sanitarie, rischio biologico e incoerenza delle aziende sanitarie
Secondo il sindacato, il problema non è teorico ma pratico. I professionisti che lavorano in medicina, pneumologia, rianimazione e pronto soccorso entrano quotidianamente in contatto con sangue, secrezioni e materiali potenzialmente infetti. In questo contesto, una divisa che si sfila dalla testa diventa un veicolo diretto di contaminazione. “La formazione degli operatori insegna da anni che la fase più rischiosa è proprio quella della svestizione”, spiegano dalla FIALS. “Eppure l’azienda sanitaria introduce un capo che rende inevitabile il contatto tra superfici sporche e mucose”. Una contraddizione che, secondo il sindacato, mina alla base la credibilità delle politiche di sicurezza: da un lato protocolli e corsi obbligatori, dall’altro una scelta organizzativa che li smentisce nei fatti.
Una decisione senza confronto e senza valutazione del rischio
Un altro nodo riguarda il metodo. La FIALS denuncia che il cambio delle divise sanitarie sarebbe avvenuto senza coinvolgere le rappresentanze sindacali e senza una valutazione del rischio aggiornata. Nessun passaggio con gli RLS, nessun confronto con chi quei reparti li vive ogni giorno. Oltre al profilo sanitario, c’è quello della dignità professionale. Le nuove divise vengono descritte come scomode, difficili da indossare e del tutto inadatte al lavoro in corsia, dove rapidità di vestizione, sicurezza e praticità non sono dettagli, ma condizioni essenziali per garantire cure adeguate.
La diffida e le possibili segnalazioni
La FIALS ha già inviato una diffida formale all’AUSL di Bologna chiedendo la sospensione immediata dell’utilizzo delle T-shirt e il ripristino di divise apribili, più sicure dal punto di vista igienico. In mancanza di risposte, il sindacato è pronto a rivolgersi a Ispettorato del Lavoro, INAIL e agli organi di vigilanza sanitaria. Il messaggio politico è netto: “I professionisti della sanità non sono cavie”. In un sistema già sotto pressione, aggiungere rischi evitabili significa scaricare ancora una volta il peso sulle spalle di chi garantisce ogni giorno il funzionamento degli ospedali. E su questo, assicura la FIALS, la battaglia è appena iniziata.
