CURE PALLIATIVE, MANCANO 6MILA OPERATORI

Le cure palliative in Italia vivono una profonda crisi: mancano oltre 1.600 medici e 4.500 infermieri. A lanciare l’allarme è Il Sussidiario, che evidenzia come il sistema non riesca a formare abbastanza specialisti, mentre la domanda cresce in modo esponenziale.

Nel nostro Paese, la formazione cure palliative rappresenta una delle grandi emergenze sanitarie del presente e del futuro. A fronte di oltre 500.000 pazienti ogni anno che necessitano di assistenza specialistica, mancano all’appello almeno 1.600 medici e 4.500 infermieri dedicati a questo ambito. Una carenza che rischia di compromettere seriamente la qualità dell’assistenza, soprattutto in un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione e dalla crescita delle malattie croniche.

Scuola di specializzazione: partenza lenta e pochi iscritti

Nonostante l’istituzione, nel 2022, della scuola di specializzazione in medicina e cure palliative, la risposta da parte dei giovani medici è stata deludente. I numeri parlano chiaro: su oltre 140 borse di studio offerte, solo 40 sono state effettivamente occupate. Ancora più preoccupante è il tasso di abbandono: molti specializzandi, dopo il primo anno, decidono di cambiare percorso, spesso verso branche come geriatria o medicina generale.

Cure palliative: le ragioni di un disinteresse crescente

A frenare l’adesione alla formazione cure palliative sono diversi fattori. Da un lato, i percorsi universitari risultano poco strutturati e spesso carenti di docenti realmente esperti. Dall’altro, manca una cultura diffusa di cosa significhi davvero prendersi cura nel fine vita. Le cure palliative sono ancora marginali nei programmi di laurea, senza crediti dedicati, né esperienze cliniche significative.

Etica, comunicazione e ricerca: competenze fondamentali

La professione palliativista richiede competenze complesse: dalla fisiopatologia del dolore alla valutazione della qualità della vita, fino alla capacità di comunicazione empatica con pazienti e famiglie. Eppure, spesso si sconta l’assenza di percorsi integrati tra medicina, etica e psicologia. Una lacuna grave, proprio nel momento in cui il dibattito pubblico privilegia il tema del fine vita in chiave ideologica, oscurando il valore concreto della vita vissuta con dignità fino all’ultimo istante.

La formazione cure palliative deve diventare una priorità strategica per il Servizio Sanitario Nazionale. Servono investimenti nei percorsi universitari, nei master post-laurea e nella ricerca. Ma serve anche un forte impegno culturale, che valorizzi la cura come atto medico ed etico. Solo così potremo colmare il divario tra domanda e offerta e garantire un futuro dignitoso per tutti, anche nella fragilità.

Fonte: Sussidiario.net

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