I certificati anti-CPR al centro dell’inchiesta della Procura di Ravenna richiedono un chiarimento pubblico da parte dell’AUSL Romagna. A chiederlo è la FIALS Emilia-Romagna, dopo le nuove notizie di stampa sulle presunte certificazioni mediche finalizzate a impedire il trasferimento di cittadini stranieri nei Centri di permanenza per i rimpatri.
Il sindacato precisa che le contestazioni sono ipotesi investigative, ancora da vagliare nelle sedi giudiziarie, e richiama il pieno rispetto della presunzione di innocenza. Allo stesso tempo, chiede all’Azienda di spiegare quali verifiche abbia svolto sulle procedure sanitarie coinvolte e quale posizione intenda assumere.
«La libertà e l’autonomia del medico sono principi intangibili, ma nessuna convinzione personale può autorizzare la violazione della legge o l’utilizzo improprio di una certificazione sanitaria. Se emergessero condotte illegittime, FIALS ne prenderebbe nettamente le distanze», afferma Alfredo Sepe, segretario regionale FIALS Emilia-Romagna.
CERTIFICATI ANTI-CPR, SEPE: «L’AUSL ROMAGNA CHIARISCA LA SUA POSIZIONE»
L’inchiesta della Procura di Ravenna riguarda una presunta rete collegata al rilascio di certificazioni ritenute false dagli inquirenti. Secondo quanto riportato nella nota FIALS, l’indagine originaria ha interessato anche medici in servizio all’ospedale di Ravenna e decine di certificazioni. Le eventuali responsabilità individuali restano da accertare.
«Proprio per la gravità dei fatti descritti – dichiara Sepe – non è più sufficiente limitarsi ad attendere gli sviluppi giudiziari. L’AUSL Romagna è un’istituzione pubblica e deve dire chiaramente ai cittadini, ai lavoratori e agli stessi professionisti quale sia la propria posizione rispetto a comportamenti che, qualora accertati, sarebbero totalmente incompatibili con il ruolo e con le responsabilità di chi opera nel Servizio sanitario pubblico».
CERTIFICATI ANTI-CPR: IL PROTOCOLLO CON LA PREFETTURA E LA PROCEDURA PA 302
La FIALS richiama il protocollo attivo dal 2022 tra AUSL Romagna e Prefettura di Ravenna per le valutazioni sanitarie delle persone destinate ai CPR. Ricorda inoltre che, nel maggio 2025, l’Azienda ha adottato la procedura PA 302, relativa al percorso ospedaliero, ai professionisti coinvolti e alle modalità di rilascio delle certificazioni nei presidi di Ravenna, Rimini e Forlì.
Il sindacato chiede di sapere se siano state avviate verifiche interne sul rispetto di queste disposizioni e sulla correttezza delle procedure seguite per le certificazioni ora all’attenzione dell’autorità giudiziaria.
«Se esistono regole aziendali – prosegue Sepe – quelle regole devono essere rispettate da tutti. La certificazione sanitaria deve essere espressione esclusivamente di una valutazione clinica individuale, autonoma, documentata e scientificamente fondata. Non può diventare, né da una parte né dall’altra, uno strumento di battaglia politica o ideologica».
CERTIFICATI ANTI-CPR, FIALS: TUTELARE L’AUTONOMIA DEL MEDICO
La FIALS ribadisce la tutela dell’autonomia professionale dei medici e, insieme, la necessità che ogni certificazione sia fondata sulle condizioni cliniche della persona valutata. Il sindacato dichiara che prenderebbe nettamente le distanze da qualsiasi medico o professionista sanitario per il quale gli organi competenti accertassero una violazione della legge.
«Difendere l’autonomia professionale del medico – sottolinea Sepe – significa anche difendere la credibilità dell’atto medico. Una certificazione sanitaria non può essere condizionata da appartenenze, campagne politiche o finalità estranee alla salute del paziente».
CERTIFICATI ANTI-CPR: LA RICHIESTA DI CHIARIMENTI SUI RAPPORTI CON SIMM
Nella nota, la FIALS richiama anche un articolo pubblicato da La Verità sui rapporti tra la vicenda e la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM), nel quale vengono citati finanziamenti pubblici destinati a progettualità dell’organizzazione. Il sindacato chiede all’AUSL Romagna di chiarire se abbia avuto, o abbia tuttora, rapporti, collaborazioni, convenzioni, progetti, attività formative o altre interlocuzioni istituzionali con SIMM o con soggetti menzionati nelle notizie di stampa.
La partecipazione di SIMM, insieme ad altri soggetti istituzionali e accademici, a progettualità nell’ambito del Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione è richiamata dalla FIALS come elemento di contesto. La richiesta di chiarimenti non equivale ad attribuire responsabilità all’organizzazione.
CERTIFICATI ANTI-CPR: LE CINQUE RISPOSTE CHIESTE DA FIALS
La FIALS chiede alla Direzione generale dell’AUSL Romagna di rendere pubblici cinque punti:
- La posizione ufficiale dell’Azienda sui fatti oggetto dell’inchiesta.
- L’eventuale avvio di una verifica interna sul rispetto del protocollo con la Prefettura e della procedura PA 302.
- Gli accertamenti svolti sulla correttezza delle procedure adottate per le certificazioni all’attenzione della magistratura.
- Gli eventuali rapporti istituzionali o progettuali con SIMM o con altre organizzazioni interessate dalla vicenda.
- Le iniziative che l’Azienda intende assumere qualora vengano definitivamente accertate violazioni della legge o delle procedure aziendali.
«Su una vicenda di questa portata – conclude Sepe – non chiediamo processi sommari e non anticipiamo le decisioni della magistratura. Chiediamo però trasparenza, responsabilità e rispetto della legge. Il Servizio sanitario pubblico appartiene ai cittadini e la credibilità delle certificazioni mediche deve essere tutelata senza zone grigie. L’AUSL Romagna dica chiaramente cosa è accaduto sotto il profilo aziendale, quali verifiche ha effettuato e soprattutto quale linea intende mantenere. Su legalità e corretto utilizzo della funzione pubblica FIALS non farà sconti a nessuno».
