Le Case di Comunità si preparano a diventare uno dei pilastri della nuova organizzazione sanitaria territoriale. È stata infatti raggiunta un’intesa nazionale che disciplina la presenza dei medici di medicina generale all’interno delle strutture destinate a rafforzare l’assistenza di prossimità.
L’accordo introduce un quadro uniforme valido sull’intero territorio nazionale e stabilisce modalità operative, tempi di presenza e criteri economici per l’attività svolta dai professionisti all’interno delle nuove sedi sanitarie.
Case di Comunità: fino a sei ore settimanali di attività
Secondo quanto previsto dall’intesa, i medici di famiglia potranno essere chiamati a svolgere attività nelle Case di Comunità fino a un massimo di sei ore settimanali per 48 settimane all’anno. Le prestazioni dovranno essere garantite nella fascia oraria compresa tra le 8 e le 20, con turni continuativi di almeno tre ore.
Per ogni ora di servizio è stato definito un compenso pari a 38,72 euro, con una tariffa identica in tutte le regioni italiane. L’obiettivo è evitare differenze territoriali e garantire un modello organizzativo omogeneo.
Come verranno distribuite le ore nelle strutture territoriali
La programmazione delle attività sarà affidata alle singole aziende sanitarie. Saranno queste ultime a valutare il fabbisogno delle strutture e a organizzare la presenza dei professionisti in base alle necessità locali.
Prima dell’assegnazione delle ore aggiuntive, verranno considerate le risorse già disponibili nelle strutture territoriali. Solo successivamente si procederà alla distribuzione delle ulteriori attività tra i medici operanti nell’area di riferimento della Casa di Comunità.
Questo sistema punta a garantire continuità assistenziale e una migliore integrazione tra i diversi servizi sanitari presenti sul territorio.
Un passaggio decisivo per il PNRR
L’intesa rappresenta un tassello fondamentale per il completamento della rete delle Case di Comunità previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Le nuove strutture sono state progettate per offrire ai cittadini un punto di riferimento vicino al luogo di residenza, capace di integrare assistenza medica, servizi infermieristici e attività di prevenzione.
Il potenziamento dell’assistenza territoriale è considerato strategico per ridurre la pressione sugli ospedali. Un modo per migliorare la gestione delle patologie croniche, garantendo percorsi di cura più accessibili e continui.
Verso una sanità più vicina ai cittadini
L’avvio operativo delle Case di Comunità segna una fase importante nel processo di trasformazione del sistema sanitario italiano. La presenza strutturata dei medici di famiglia all’interno delle nuove sedi punta a favorire una presa in carico più efficace dei pazienti e a rendere più semplice l’accesso alle cure.
Con l’entrata in vigore delle nuove regole, il modello di assistenza territoriale previsto dal PNRR compie un ulteriore passo avanti, con l’obiettivo di costruire una sanità sempre più capillare, integrata e orientata ai bisogni delle comunità locali.
