CASE DI COMUNITÀ, IL NODO DEGLI INFERMIERI

Mentre si avvicinano le scadenze del PNRR per l'attivazione delle Case di Comunità, cresce il dibattito sul ruolo degli infermieri di famiglia e comunità. Tra carenza di personale, inquadramento professionale ancora incerto e trattative contrattuali aperte, il sistema sanitario territoriale è chiamato a sciogliere uno dei suoi nodi più delicati.

Le Case di Comunità rappresentano uno degli interventi più rilevanti della riorganizzazione della sanità italiana prevista dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Tuttavia, mentre si avvicinano le scadenze fissate per la loro piena attivazione, emergono con sempre maggiore evidenza le criticità legate al personale necessario per garantire il funzionamento delle nuove strutture territoriali.

Negli ultimi mesi l’attenzione si è concentrata soprattutto sulla carenza di medici di medicina generale e sul confronto politico riguardante la riforma della medicina territoriale. Accanto a questo tema, però, si sta facendo strada un’altra questione strategica: quella degli infermieri di famiglia e comunità, considerati una componente essenziale del nuovo modello assistenziale. Lo evidenzia un approfondimento pubblicato da Il Sole 24 Ore, che analizza il quadro normativo e contrattuale della figura.

Case di Comunità, chi sono gli infermieri di famiglia e comunità

Gli infermieri di famiglia e comunità sono professionisti chiamati a svolgere attività di assistenza, prevenzione e presa in carico dei cittadini direttamente sul territorio. Il loro compito consiste nel favorire la continuità delle cure, monitorare pazienti fragili e cronici e rafforzare il collegamento tra servizi sanitari, famiglie e comunità locali.

Nonostante il ruolo attribuito a questa figura, permane una certa disomogeneità persino nella denominazione utilizzata. In documenti e atti amministrativi compaiono infatti differenti sigle e definizioni che riflettono un percorso ancora in evoluzione.

L’evoluzione normativa delle Case di Comunità

Le prime esperienze organizzate di assistenza infermieristica di comunità sono state sviluppate da alcune Regioni, tra cui la Toscana, che già nel 2018 aveva delineato competenze, responsabilità e percorsi formativi dedicati.

Successivamente, durante la fase emergenziale legata alla pandemia, il legislatore ha introdotto disposizioni volte a rafforzare la presenza di infermieri sul territorio. Con il progressivo sviluppo della riforma sanitaria e con il decreto ministeriale 77 del 2022, la figura è stata inserita tra gli elementi fondamentali del nuovo modello organizzativo delle cure territoriali.

Il problema dell’inquadramento professionale

Uno degli aspetti ancora aperti riguarda la definizione giuridica e contrattuale degli infermieri di famiglia e comunità. Attualmente non esiste una professione autonoma distinta da quella infermieristica tradizionale. Si tratta piuttosto di una specializzazione che viene acquisita attraverso specifici percorsi formativi post-laurea.

Anche nei più recenti rinnovi contrattuali del comparto sanità non è stato previsto un inquadramento specifico dedicato a questa figura. Di conseguenza, le aziende sanitarie continuano ad assumere questi professionisti come infermieri, attribuendo eventuali competenze aggiuntive attraverso incarichi professionali e organizzativi.

Il futuro della sanità territoriale

La piena operatività delle Case di Comunità dipenderà non solo dalla disponibilità delle strutture ma anche dalla capacità del sistema sanitario di dotarsi delle professionalità necessarie. Per molti osservatori, la definizione del ruolo degli infermieri di famiglia e comunità rappresenta uno dei passaggi decisivi per evitare che le nuove sedi territoriali restino sottoutilizzate.

Le trattative contrattuali attualmente in corso potrebbero offrire l’occasione per chiarire competenze, percorsi di carriera e modalità di valorizzazione professionale. Un passaggio considerato fondamentale per sostenere la trasformazione della sanità territoriale e rendere pienamente operative le Case di Comunità previste dal PNRR.

Fonte: elaborazione da approfondimento pubblicato da Il Sole 24 Ore.

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