CARENZA PROFESSIONISTI SANITARI: IL PIANO OCSE PER RILANCIARE FORMAZIONE, APPRENDISTATO E CARRIERE FLESSIBILI

La carenza di professionisti sanitari rappresenta una delle principali criticità per i sistemi sanitari. Un nuovo rapporto dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico propone percorsi formativi flessibili, apprendistato e riconoscimento delle competenze per attrarre nuovi operatori e rafforzare l’assistenza territoriale e la long-term care.

La carenza professionisti sanitari non è più una questione episodica ma una fragilità strutturale che attraversa ospedali, assistenza territoriale e servizi di long-term care. L’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle patologie croniche stanno mettendo sotto pressione l’intero sistema, mentre il numero di operatori disponibili non cresce allo stesso ritmo della domanda.

Nel documento “Flexible Learning Pathways into Healthcare Occupations” (2026), elaborato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico insieme all’Organizzazione Internazionale del Lavoro, viene delineata una strategia chiara. L’obiettivo è rendere più accessibili e modulari i percorsi di ingresso nelle professioni sanitarie, soprattutto per adulti e lavoratori in transizione.

Formazione e apprendistato: la risposta alla carenza professionisti sanitari

Uno dei punti centrali per contrastare la carenza professionisti sanitari è l’integrazione tra studio e lavoro. Il modello “work-based” riduce la distanza tra aula e corsia, aumentando attrattività e concretezza dei percorsi.

Nel Regno Unito, ad esempio, il sistema sanitario pubblico National Health Service ha sviluppato oltre 100 percorsi di apprendistato: quattro giorni di lavoro e uno di formazione, con qualifiche che possono arrivare fino al livello universitario.

In Germania, invece, sono state eliminate le tasse scolastiche per l’infermieristica e unificati i percorsi specialistici, rendendo la carriera più lineare e accessibile.

Digitale e riconoscimento competenze: strumenti contro la carenza professionisti sanitari

La pandemia ha accelerato l’uso della didattica digitale anche in sanità. Piattaforme online e programmi di tele-mentoring, come il progetto ECHO sviluppato in India, hanno consentito di formare operatori in aree periferiche.

Tuttavia, la carenza professionisti sanitari non si risolve solo con corsi online: i tassi di completamento dei MOOC restano bassi. Servono tutoraggio, certificazioni intermedie e riconoscimento delle competenze pregresse (Recognition of Prior Learning – RPL), così da valorizzare chi già opera nel settore, anche in modo informale.

Long-term care: il fronte più fragile

La criticità maggiore riguarda l’assistenza a lungo termine. In molti Paesi europei, una quota significativa di anziani con limitazioni funzionali non riceve supporto adeguato. Inoltre, una parte rilevante della forza lavoro è composta da lavoratori stranieri o impiegati in condizioni precarie.

Il rapporto suggerisce percorsi di carriera strutturati, formazione specialistica in geriatria e programmi modulari che consentano progressioni graduali. Esperienze interessanti arrivano dall’Australia, con la riforma delle qualifiche nell’aged care, e dalla Tanzania, dove è stato avviato un processo di formalizzazione degli operatori farmaceutici territoriali.

Cosa significa per l’Italia

Per l’Italia, alle prese con carenze di infermieri, medici di medicina generale e operatori socio-sanitari, la sfida è duplice: aumentare i numeri e migliorare la qualità delle carriere.

Integrare ITS, università e strutture sanitarie, introdurre apprendistati sanitari strutturati e riconoscere le competenze degli OSS e dei caregiver informali potrebbe rappresentare una svolta.

Il messaggio è netto: senza percorsi flessibili, inclusivi e collegati al lavoro reale, la carenza professionisti sanitari rischia di compromettere la sostenibilità del sistema nei prossimi decenni.

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