La carenza medici nei Pronto soccorso italiani diventa particolarmente critica nel cuore dell’estate. Alle difficoltà strutturali che interessano da tempo l’emergenza-urgenza si aggiungono infatti le assenze legate alle ferie, proprio nel periodo in cui numerosi ospedali devono affrontare una maggiore richiesta di assistenza.
I dati aggiornati al 2026 fotografano una situazione complessa. Nel 70% dei Pronto soccorso le scoperture oscillano tra il 25% e il 70% rispetto al numero di medici previsto. Durante il resto dell’anno il fabbisogno viene quantificato in circa 5mila professionisti, ma con l’arrivo dell’estate il divario aumenta.
Nei mesi estivi si arriva a circa 6mila medici mancanti, mentre nelle settimane centrali di agosto il numero può sfiorare le 7mila unità.
CARENZA MEDICI E ACCESSI IN AUMENTO DEL 15%
Il problema degli organici ridotti si accompagna a un fenomeno di segno opposto: l’aumento delle persone che si rivolgono ai servizi di emergenza. Durante i mesi più caldi gli accessi ai Pronto soccorso possono crescere di almeno il 15%.
A incidere sono soprattutto le necessità assistenziali di anziani, malati cronici e persone fragili. Le temperature elevate possono aggravare patologie già presenti e favorire disidratazione, malori e scompensi, aumentando ulteriormente la pressione sulle strutture ospedaliere.
Nello stesso periodo la presenza del personale medico può diminuire mediamente fino al 20%. Per garantire la copertura dei turni gli ospedali ricorrono quindi a diverse soluzioni temporanee: professionisti esterni, medici a gettone, pensionati disponibili a rientrare in servizio e una diversa organizzazione delle presenze. Non mancano situazioni nelle quali le ferie vengono rinviate o riprogrammate.
CARENZA MEDICI, SOTTO PRESSIONE ANCHE GLI INFERMIERI
Le difficoltà non riguardano esclusivamente i medici. Con l’applicazione dei piani ferie estivi, la forza lavoro infermieristica effettivamente presente nei turni può ridursi mediamente del 25-30%.
Per evitare riduzioni dei servizi diventano così più frequenti straordinari, prestazioni aggiuntive, doppi turni e riposi rinviati. Il personale disponibile deve quindi sostenere un carico assistenziale maggiore proprio mentre cresce il numero dei pazienti.
Un ulteriore elemento di difficoltà è rappresentato dalla riduzione estiva dei posti letto nei reparti ordinari e dai conseguenti accorpamenti. Quando non è possibile trovare rapidamente un posto per il ricovero, il paziente rimane all’interno del Pronto soccorso anche dopo la conclusione della prima fase di assistenza.
È il fenomeno del boarding, che nelle situazioni più critiche può determinare permanenze sulle barelle comprese tra 48 e 72 ore.
Meno medici e infermieri disponibili, più accessi e difficoltà nel trasferimento dei pazienti nei reparti creano quindi un effetto a catena. Agosto diventa così uno dei periodi più delicati per un sistema dell’emergenza-urgenza che deve fare i conti con una carenza di personale presente durante tutto l’anno, ma che durante l’estate raggiunge il suo punto di maggiore pressione.
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