La carenza infermieri rischia di diventare una delle emergenze più difficili da affrontare per il Servizio sanitario nazionale. Le richieste delle Regioni e la programmazione universitaria continuano infatti a procedere a velocità differenti: per l’anno accademico 2026/2027 vengono indicati 25.479 professionisti necessari, mentre i posti previsti nei corsi di laurea in Infermieristica sono 20.672. All’appello mancano quindi 4.807 opportunità formative.
CARENZA INFERMIERI, I POSTI COPRONO SOLO L’81%
L’offerta universitaria riesce a soddisfare appena l’81% del fabbisogno espresso a livello territoriale. Il dato non rappresenta il numero di operatori attualmente assenti negli ospedali, ma segnala una possibile insufficienza futura. Per preparare un infermiere servono anni di studio, tirocinio e formazione sul campo: programmare oggi un numero ridotto di posti significa limitare in partenza le assunzioni di domani.
La situazione appare ancora più delicata considerando pensionamenti, ricambio generazionale e aumento della popolazione anziana. Nei prossimi anni crescerà la necessità di garantire assistenza ai pazienti cronici, alle persone fragili e a chi avrà bisogno di cure domiciliari o di una presa in carico continuativa.
CARENZA INFERMIERI E CALO DELLE DOMANDE
Ampliare l’accesso alle università, tuttavia, potrebbe non essere sufficiente. Nell’anno accademico 2025/2026 sono state presentate 18.836 candidature per 20.409 posti disponibili: meno di una domanda per ogni posto. Una parte delle opportunità formative, dunque, rischia di rimanere inutilizzata.
Alla base della scarsa attrattività ci sono diversi fattori: turnazioni pesanti, elevate responsabilità, stipendi considerati poco adeguati, carichi di lavoro crescenti e prospettive professionali non sempre soddisfacenti. Si genera così un meccanismo difficile da interrompere: diminuiscono gli iscritti, si riduce il numero dei laureati e aumenta la pressione sul personale già in servizio.
SERVONO FORMAZIONE E CONDIZIONI MIGLIORI
Il confronto con altri percorsi sanitari evidenzia uno squilibrio. Per Medicina sono programmati 27.001 posti rispetto a un fabbisogno regionale di 20.842, mentre per Fisioterapia l’offerta raggiunge 4.086 posti a fronte di 3.150 richiesti. Infermieristica resta invece al di sotto delle necessità dichiarate.
Per ridurre la carenza infermieri occorre agire contemporaneamente su università, assunzioni e condizioni lavorative. Eventuali nuovi finanziamenti potranno produrre risultati soltanto se sarà disponibile un numero sufficiente di professionisti qualificati.
Senza infermieri diventa più difficile organizzare i reparti, assicurare la continuità delle cure e sviluppare l’assistenza territoriale. La sanità del futuro dipenderà quindi dalle decisioni prese oggi: formare, assumere e valorizzare il personale rappresenta una priorità che riguarda direttamente ogni cittadino.
