AUSL Romagna, oltre 129 milioni di euro per prestazioni erogate dal privato accreditato nel 2025. È il dato al centro dell’intervento della FIALS Emilia-Romagna, che chiede alla Direzione generale di valutare concretamente una progressiva internalizzazione dei servizi. Per il segretario regionale Alfredo Sepe, prima di richiamare la scarsità di risorse per assunzioni, incentivi e condizioni di lavoro, occorre confrontare i costi degli acquisti esterni con quelli della produzione nelle strutture pubbliche.
AUSL Romagna: i numeri della specialistica e dei ricoveri
Secondo quanto riferisce FIALS, dai prospetti trasmessi dall’Azienda alle organizzazioni sindacali emerge che nel 2025 la specialistica ambulatoriale acquistata dalle strutture private ha raggiunto circa 30,14 milioni di euro: oltre 26,1 milioni per la diagnostica e oltre 4 milioni per le visite specialistiche.
A questa voce si aggiungono 21.829 ricoveri di residenti dell’AUSL Romagna negli ospedali privati accreditati del territorio, per un valore indicato di 98.867.384 euro. La somma delle due voci supera quindi i 129 milioni.
Il ricorso alle strutture esterne prosegue nel 2026: per la specialistica ambulatoriale l’Azienda indica un valore stimato di circa 27,47 milioni, mentre i ricoveri negli ospedali privati accreditati valgono già 53,67 milioni nel primo semestre.
“Sono cifre impressionanti. Non è più sufficiente rispondere che il ricorso al privato serve per garantire le prestazioni. Vogliamo sapere se qualcuno abbia mai messo seriamente a confronto il costo sostenuto per acquistare queste attività all’esterno con quello necessario per produrle direttamente all’interno dell’AUSL Romagna”, dichiara Sepe.
AUSL Romagna: FIALS chiede un confronto servizio per servizio
La richiesta sindacale riguarda una vera analisi economica delle attività acquistate dal privato. Per ciascun servizio, FIALS vuole conoscere il personale necessario, le apparecchiature, le manutenzioni, gli spazi, le turnazioni e i costi complessivi di un’eventuale gestione interna.
Il sindacato precisa che i soli prospetti non dimostrano automaticamente che internalizzare costerebbe meno. Tuttavia, davanti a volumi tanto elevati e strutturali, ritiene indispensabile verificare questa possibilità.
“Se anche soltanto una parte di queste prestazioni potesse essere riportata dentro il servizio sanitario pubblico con un costo inferiore, il risparmio dovrebbe essere reinvestito immediatamente nell’AUSL: nuove assunzioni, riduzione dei carichi di lavoro, valorizzazione economica del personale, progetti incentivanti, incarichi, welfare e miglioramento delle condizioni di lavoro.”
AUSL Romagna: risorse e capacità produttiva del pubblico
FIALS segnala inoltre il rischio di un circolo vizioso: la carenza di personale riduce la capacità produttiva pubblica e aumenta la necessità di acquistare prestazioni all’esterno; destinare più risorse alla committenza esterna può, a sua volta, rendere più difficile il rafforzamento delle strutture aziendali.
“Non accettiamo che ai lavoratori venga ripetuto che le risorse sono limitate senza che contemporaneamente venga dimostrato che ogni euro speso in committenza esterna rappresenti realmente la soluzione economicamente più conveniente. Parliamo di oltre 129 milioni di euro nel solo 2025: davanti a queste cifre pretendiamo trasparenza assoluta.”
Alla Direzione generale viene quindi chiesto un piano dettagliato, capace di individuare le attività concretamente internalizzabili e quantificare, per ciascuna, costi e potenziali risparmi.
“Il privato accreditato non può diventare la risposta automatica alle carenze del pubblico. Prima bisogna investire nel personale dell’AUSL, assumere, trattenere i professionisti, aumentare la capacità produttiva delle strutture pubbliche e capire quanto possiamo fare direttamente. Se dall’internalizzazione emergeranno risparmi, quei soldi dovranno tornare alla sanità pubblica e ai suoi lavoratori”, conclude Alfredo Sepe, segretario regionale FIALS Emilia-Romagna.
