AI IN SANITÀ, 6 ITALIANI SU 10 CERCANO RISPOSTE ONLINE: IL MEDICO RESTA INSOSTITUIBILE

Sei italiani su dieci cercano online informazioni sulla salute e quasi la metà utilizza settimanalmente l’intelligenza artificiale. La tecnologia convince per rapidità e accessibilità, ma affidabilità, empatia e personalizzazione delle cure mantengono il medico al centro.

L’AI in sanità conquista un posto sempre più importante nelle abitudini degli italiani, soprattutto quando si tratta di cercare informazioni su sintomi, malattie, analisi e possibili cure. La tecnologia viene consultata con frequenza e apprezzata per la velocità delle risposte, ma la fiducia dei cittadini continua a essere riposta principalmente nel medico.

È quanto emerge dall’indagine condotta dall’Osservatorio Sanità UniSalute-Nomisma su un campione composto da 1.300 persone. Secondo i risultati, il 60% degli italiani utilizza internet e altri strumenti digitali per approfondire argomenti legati alla salute. Il 49% si rivolge all’intelligenza artificiale almeno una volta alla settimana, mentre il 27% la consulta specificamente per ottenere chiarimenti su questioni sanitarie.

AI in sanità, contano velocità e facilità di accesso

La diffusione dell’intelligenza artificiale è legata principalmente alla sua capacità di fornire spiegazioni in tempi molto brevi. Il 64% degli intervistati indica infatti la rapidità come uno dei vantaggi principali, mentre il 57% apprezza la possibilità di accedere facilmente alle informazioni.

Gli impieghi sono diversi. Il 42% degli utenti utilizza questi sistemi per provare a capire quanto possa essere serio un determinato sintomo. Il 41% chiede invece aiuto per interpretare esami, analisi o referti medici, spesso caratterizzati da espressioni tecniche difficili da comprendere. Un ulteriore 32% ricorre all’AI per raccogliere indicazioni su strutture sanitarie, prestazioni e visite specialistiche.

Il giudizio sulle risposte ricevute è complessivamente positivo: l’86% di chi ha sperimentato questi strumenti si dichiara soddisfatto. Un dato che mostra come l’intelligenza artificiale venga percepita come una risorsa utile per acquisire informazioni preliminari e orientarsi meglio.

AI in sanità, diagnosi e cure restano al medico

Alla crescente familiarità con la tecnologia si accompagna, però, una chiara consapevolezza dei suoi limiti. Il 46% dei cittadini considera l’intelligenza artificiale maggiormente esposta al rischio di fornire indicazioni inesatte. Soltanto il 21% ritiene che in futuro possa prendere, anche solo parzialmente, il posto del medico.

Il professionista sanitario continua a prevalere sotto ogni aspetto decisivo. Il 75% degli intervistati gli riconosce una maggiore affidabilità, il 73% valorizza l’empatia e il rapporto diretto con il paziente, mentre il 68% lo considera più accurato nelle valutazioni. Per il 63%, inoltre, soltanto un medico può personalizzare realmente una terapia sulla base della storia clinica e delle specifiche necessità della persona.

Quasi due italiani su tre, sempre il 63%, considerano quindi l’AI in sanità un supporto prezioso, ma non un’alternativa al camice bianco. Può aiutare a comprendere meglio alcune informazioni e a preparare le domande da rivolgere allo specialista, senza sostituire la visita, la diagnosi e le decisioni terapeutiche.

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